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Martedì 3 agosto 2021

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Processo per l’omicidio di Entracque, la difesa chiede l’assoluzione

Secondo gli avvocati i due imputati furono considerati "i colpevoli perfetti" ma non ci sarebbero indizi "gravi, univoci e concordanti"

La Guida - Processo per l’omicidio di Entracque, la difesa chiede l’assoluzione

Cuneo – Dubbio e certezza sono i due nodi focali intorno a cui sono state incentrate le arringhe difensive pronunciate martedì mattina davanti alla Corte d’Assisse del tribunale di Cuneo dagli avvocati di S. G. e O. A., i due imputati per l’omicidio preterintenzionale di Angelo Giordana, l’agricoltore di Entracque trovato morto assiderato nella cucina di casa. Da una parte il ragionevole dubbio che a gennaio 2017, in un imprecisato giorno tra il 17 e il 20, nella borgata di Tetti dietro Colletto a Entracque, Angelo Giordana non sia stato picchiato da qualcuno ma sia semplicemente scivolato dalla scala del fienile e, ferito e sanguinante, sia rientrato in casa dove a causa dello suo stato confusionale e della sua debolezza, non sia riuscito ad accendere la stufa e sia così morto assiderato. Dall’altra parte la certezza degli inquirenti, contestata con forza dalle difese, che fin da subito dimostrarono di aver chiaramente individuato i colpevoli più facili per spiegare la morte del Giordana, gli unici vicini di casa, quelli che la sera del 20 gennaio, non vedendo il Giordana da qualche giorno, andarono ad avvisare i parenti. “Eppure i dubbi più forti si manifestarono subito, già durante l’autopsia videoregistrata – ha detto l’avvocato Vittorio Sommacal -. Nel corso di quell’esame i dottori Mario Abrate e Roberto Testi parlarono di ferite a gambe e braccia compatibili con il fenomeno dello svestimento paradosso che induce le persone in avanzato stato di ipotermia a svestirsi perché sentono caldo e a ferirsi camminando carponi alla ricerca di un rifugio. Mai in quella sede i medici parlano di lesioni da colluttazione, eppure nella relazione finale scompaiono tutte queste valutazioni e si parla solo di ferite prodotte da colpi ricevuti. Il dott. Testi era tenuto a scrivere anche l’altra ipotesi, non può essere lui decidere cosa sia accaduto e infatti, nell’esame qui in aula, anche lui ha ammesso che non si può escludere la caduta accidentale”.
E così la certezza dell’accusa che fossero stati i due imputati a spogliare l’uomo quando era già esanime, non spiega i dubbi sollevati dalle difese su come mai il Giordana avesse le piante dei piedi e le gambe sporche della fuliggine della stufa. E ancora la certezza che i due si sarebbero incontrati nel monregalese per parlare di quanto avvenuto, perché così dicevano i tracciati telefonici del 18 gennaio, contro il dubbio che gli unici due abitanti di una borgata della valle Gesso non avrebbero avuto bisogno di andare nel monregalese per parlarsi fuori da sguardi indiscreti. “Tutto i gesti compiuti dai due imputati in questa circostanza – ha detto l’avvocato Francesca Quaranta – sono stati volutamente interpretati come gli errori di due colpevoli, come l’aver messo a soqquadro la stanza. Perché non avrebbero preso il portafogli e invece avrebbero spogliato il Giordana se il loro intento era depistare le indagini? E perché disturbarsi a mettere in allarme tutti quanti la sera del venerdì, quando sapevano che tutti i fine settimana il Giordana riceveva la visita del fratello?”.
Anche l’atteggiamento dei due imputati, il loro nervosismo e i loro timori sarebbero stati interpretati come segno di colpevolezza, ma, come ha ribadito l’avvocato Federico Morbidelli, “erano preoccupati perché fin dal primo momento sono stati trattati come due colpevoli. S. G. fu portato in caserma la sera stessa del 20 gennaio e ci restò per 18 ore, uscendone solo il sabato pomeriggio. Era letteralmente terrorizzato. La realtà è che nessun’altra ipotesi è stata percorsa, non sono state perquisite altre abitazioni del luogo, non sono stati ascoltati altri conoscenti del Giordana che pure avrebbero potuto fornire informazioni utili. Sono state raccolte le denunce del Giordana contro S. G. ma non quelle di S. G. contro il Giordana, non è stata raccolta alcuna prova discarico perché loro due sono stati da subito considerati i colpevoli perfetti”. E se a tutti era chiaro che questo processo era indiziario, come ha ricordato l’avvocato Alberto Parola, “gli indizi devono essere gravi, univoci e concordanti. In assenza anche di uno solo di questi elementi, e quando sono possibili ipotesi alternative e ragionevoli, il giudice è tenuto ad assolvere”. E alla fine si ritorna al punto di partenza, dubbi irrisolti e nessuna certezza inscalfibile: per questo i quattro avvocati hanno chiesto la piena assoluzione per i loro assistiti.  

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