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Giovedì 9 aprile 2020

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Borgna: Comune e Provincia da sempre per l’acqua pubblica

La lettera di risposta al Comitato Acqua Bene Comune del sindaco e presidente della Provincia

La Guida - Borgna: Comune e Provincia da sempre per l’acqua pubblica

Cuneo – Il presindente della Provincia e sindaco di Cuneo Federico Bogna risponde alle sollecitazioni del Comitato Acqua Bene Comune che gli avevano chiesto di esprimersi sulla vicenda acqua pubblica. Il Comitato si era fatto sentire dopo il sospetto che l’Ato 4, l’Autorità d’ambito territoriale ottimale dell’acqua della provincia di Cuneo, postesse essere in futuro divisa in due. Infatti il sospetto che la Regione di centrodestra potrebbe decidere nelle prossime settimane di smontare tutto il percorso fatto a fatica dal territorio della scelta totalmente pubblica della gestione, con la suddivisione della provincia in due ambiti, quello di Cuneo e valli con l’aggiunta del saluzzese e del monregalese a gestione pubblica e l’altro (albese, braidese, fossanese e saviglianese) a possibile gestione mista con socio privato, si era reso esplicito nel consiglio comunale di Savigliano di fine novembre e anche dalle parole dell’assessore regionale che rispondeva all’interrogazione del consigliere regionale pentastellato Ivano Martinetti. La Regione di centrodestra con in testa non l’assessore all’ambiente m quello alla sanità, l’ex sindaco di Santo Stefano Belbo, Luigi Icardi, vorrebbe cambiare. Per questo il Comitato Acqua Bene Comune ha dunque chiesto spiegazioni: prima a Federico Borgna di esprimersi e poi ha scritto a tutti i sindaci dell’area saviglianese ( Savigliano, Caramagna, Cavallerleone, Cavallermaggiore, Marene, Monasterolo di Savigliano, Racconigi, Villafalletto e Vottignasco). A fare eco al Comitato la durissima reazione dell’ex presidente dell’Ato Bruna Sibille.
La divisione dell’Ato provinciale riporterebbe il calendario al 2004 e renderebbe vani anni di lavoro e concertazione per il governo provinciale Borgna che ha guidato e difeso il percorso della gestione pubblica dell’acqua, oltre al fatto che ha bisogno di una legge ad hoc da parte della Regione Piemonte. Anche in questo caso quello regionale sarebbe un provvedimento in contrasto con la legislazione nazionale che vieta la costituzione di subambiti, ribadita da una sentenza della Cassazione che ha bocciato la divisione dell’Ambito nella vicina provincia di Savona.

Ecco la lettera di Borgna.

Egr. direttore

il Comitato Cuneese Acqua Bene Comune mi sollecita risposte e prese di posizione sulla proposta di costituire due ambiti gestionali in provincia di Cuneo. Nella lunga lettera inviata ai mezzi di comunicazione si ricorda anche l’impegno finora profuso per rispondere coerentemente al voto referendario del 2011. È indubbio, e al di sopra di ogni sospetto, che la posizione assunta dal Comune di Cuneo in questo percorso sia stata lineare. Lo dimostra in modo inequivocabile la scelta di un Assessorato all’acqua pubblica maturata nell’attuale tornata amministrativa. Altrettanto limpida è la posizione della Provincia di Cuneo, che nel settore idrico non dispone di competenze dirette, ma che partecipa alla Conferenza di Ambito con una percentuale significativa che nel voto si è sempre collocata a favore della gestione pubblica del servizio idrico.

La Provincia, inoltre, detiene la maggioranza delle azioni dell’Acquedotto delle Langhe ed anche all’interno di questa società ha operato con la massima coerenza.
Tutto ciò per ribadire comportamenti, azioni politiche, posizioni personali che non lasciano spazi né a dubbi, né a critiche.
Ora, in una parte della provincia, si sta parlando di proporre due ambiti gestionali. Da quanto ne so, non si sta discutendo di un ambito gestito da società pubbliche e di un secondo affidato a privati. Il dibattito, per ora quasi carbonaro, è principalmente incentrato sulla difficoltà di far coincidere interessi e bisogni che oggettivamente sono contrastanti tra aree geografiche differenti e situazioni socio-economiche con dinamiche diverse. Sarebbe del tutto ingiusto e fuorviante porre oggi sul tavolo un confronto tra gestione pubblica e privata. Non credo che questo sia un argomento trattabile in questo contesto e in questo momento. Sarebbero fuorvianti forzature in una direzione o nell’opposta.  Ritengo legittimo, in democrazia, che si metta in discussione da parte di Amministratori pubblici una scelta politica, ma questo va fatto nelle sedi adeguate e con forme istituzionalmente corrette.
La Provincia non è stata ancora ufficialmente coinvolta, ma personalmente ritengo che la proposta si debba mantenere in limiti che vorrei definire geografici. Non trovo scandaloso che se ne parli. È diritto dei cittadini e degli amministratori avanzare proposte, discuterle, portarle all’attenzione della pubblica opinione. Il tutto all’interno di percorsi corretti e ben definiti.

La gestione del servizio idrico – sottolineo il termine gestione per non creare confusione – è un fatto prettamente industriale che richiede certezze e prospettive temporali di lungo periodo, perché vive di finanziamenti per la realizzazione delle opere e per la manutenzione di reti ed impianti che richiedono ingenti investimenti. Non può essere sottoposta a rallentamenti o incertezze. Ed allora, affiancandomi alla richiesta di franchezza nei comportamenti che proviene dal Comitato Cuneese Acqua Bene Comune, faccio anche io una richiesta. La Regione, che è l’Ente competente nella definizione degli ambiti territoriali, affronti nel breve periodo la questione. Gli eventuali proponenti affinino una proposta concreta sulla quale misurarsi democraticamente e negli ambiti previsti dalle leggi.
L’unico rischio, assolutamente da evitare, è che questo spettro che si aggira sulla Provincia, serva a rallentare i processi gestionali in corso e a mettere a repentaglio la vita tecnica di impianti e reti che forniscono un bene indispensabile alla vita umana ed all’economia provinciale.

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