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Mercoledì 13 novembre 2019

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Soldi spariti in cassa, un genovese a processo

In Tribunale la causa intentata da una coppia al socio con il quale gestivano il locale La Baita ai piedi degli impianti di risalita di Limone

La Guida - Soldi spariti in cassa, un genovese a processo

Limone Piemonte – Una frequentazione come tante, nata perchè i figli frequantavano la stessa scuola sci di Limone Piemonte, e proseguita anche fuori dalla piste di sci, fino alla decisione di creare una società per gestire il locale La Baita ai piedi degli impianti di risalita di Limone.

I protagonisti della vicenda approdata in Tribunale a Cuneo, sono tre genovesi, marito e moglie da una parte e A. S. dall’altra, l’imputato del processo in corso di svolgimento. A carico dell’uomo una lunga serie di reati che vanno dalla sottrazione di 1.400 euro dalla casa dell’attività, alle lesioni e al danneggiamento di alcune parti e arredi del locale, dalle minacce alla donna fino alla violazione del divieto di avvicinamento alla coppia e ai loro figli – un provvedimento dell’autorità giudiziaria in seguito proprio alle varie denunce fatte dalla coppia, che si è costituita parte civile al processo.

Nel corso dell’ultima udienza è stato ascoltato l’imputato del processo che non si è sottratto ad alcuna domanda del suo avvocato e del pubblico ministero. L’uomo ha raccontato di aver capito che qualcosa non andava in quella società già dal momento in cui la signora A.C. aveva voluto intestarsi il contratto di gestione del locale. “Avevo proposto una società al 25% tra le due coppie, loro da una parte ed io e mia moglie dall’altra, ma loro non erano d’accordo”.

Al primo giorno di apertura del locale, nel dicembre del 2013, il fatturato fu di 870 euro ma in cassa, ha riferito A. S., c’erano 840 euro. Tutto l’incasso fu utilizzato come fondo cassa il giorno dopo “Ma – ha riferito l’imputato – alla fine di una giornata di lavoro intensissimo, in cassa c’erano solo 1.250 euro, che sottratti gli 840 euro del giorno prima facevano 410 euro. Era impossibile”.

Nacque una discussione in seguito alla quale i due uomini si sono presi a botte e feriti reciprocamente. Nella zuffa si sarebbero rotti, stando a quanto riferito da A.S., anche parte del mobilio del bar. L’uomo ha anche rigettato completamente le accuse di minacce e di violazione del divieto di avvicinamento: “Eravamo alla stessa gara di sci dei nostri figli, neanche mi ero accorto della presenza della signora e quando il carabiniere me lo ha fatto notare sono andato via, tra l’altro lasciando mia figlia minorenne ad un altro genitore”.

La conclusione del processo è prevista per il 2 dicembre.

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