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Martedì 3 agosto 2021

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Scoperto l’antico palazzo abbaziale di Pedona a Cuneo

Negli scavi del teleriscaldamento in via Nota e nel giardino della Prefettura che sono ancora in corso

La Guida - Scoperto l’antico palazzo abbaziale di Pedona a Cuneo

Cuneo – I lavori del teleriscaldamento non si fermano nel centro storico e a notare quelli di via Nota, sono stati in pochi. La prima strada del centro storico perpendicolare a via Roma partendo dal pizzo sul lato Gesso è poco trafficata, si trova tra Prefettura e Vescovado ed è una delle ultime rimaste rivestite con il calatà. Qui dagli scavi per la posa delle tubature sono emersi  “pezzi” importanti della Cuneo antica. Muri di case della parte più esterna dell’antica Cuneo e forse i resti della palazzina abbaziale di Pedona.
I monaci di Pedona (l’attuale Borgo San Dalmazzo) nel fondare la città di Cuneo ed a favorire l’insediamento sulla “punta” dell’altopiano, dove oggi compare la rotonda allegorica di Gesso e Stura, , favorendo la costruzione della chiesa di San Dalmazzo, poi distrutta. Verrà sostituita da un nuovo tempio  dedicato a Sant’Ambrogio che subirà lo stesso destino, rinascendo più tardi sull’altipiano.
Gli scavi di via Nota, che proseguono attualmente nel giardino della Prefettura, hanno fatto emergere le fondamenta degli edifici dell’antico insediamento. Si era a conoscenza anche dell’esistenza di un palazzo abbaziale ma non della sua ubicazione. Il lavoro degli archeologi ha portato al ritrovamento anche di grossi blocchi di pietra arenaria, verosimilmente appartenenti alla residenza dell’Abate di Pedona. Si tratta, per entrambi i reperti, di resti antecedenti il XVI secolo, prima della costruzione della cosiddetta cittadella fortificata e dell’adiacente palazzo del governatore.
L’ipotesi che potesse essere proprio qui il palazzo abbaziale e i possedimenti dei monaci sembra trovare risposta anche dai documenti che risalgono al Settecento, in cui chi costruiva in quest’area era  costretto a pagare un tributo prima all’Abbazia e successivamente alla Diocesi di Mondovì, che era subentrata. Documenti studiati e analizzati attentamente da Roberto Albanese.
Un altro pezzo di storia della città che riaffiora dal sottosuolo.

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