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Martedì 16 luglio 2019

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Ceva, i droni scoprono gli effetti e i rischi di una cava gestita male

Interventi e controlli dei Carabinieri Forestali: lavori non autorizzati su una vasta area, multe fino a 200.000 euro

La Guida - Ceva, i droni scoprono gli effetti e i rischi di una cava gestita male

Ceva – I Carabinieri Forestali delle stazioni di Ceva e Ormea negli scorsi giorni hanno effettuato alcuni voli di ricognizione con droni di ultima generazione, per monitorare alcune zone boscate montane di difficile accesso. Le operazioni sono state rese possibili grazie all’opera prestata gratuitamente dai piloti dell’Associazione Nazionale Carabinieri, i quali, seppur in congedo permanente, continuano a offrire il proprio impegno alle istituzioni.
I voli in particolare hanno permesso di individuare un significativo smottamento, di circa 2.000 mq, verificatosi nei pressi di un impianto di estrazione di inerti nel territorio comunale di Ceva. Il dissesto, presumibilmente causato dalla gestione irregolare della cava, ha interessato una notevole porzione di bosco, andando anche ad interferire con lo scorrimento delle acque superficiali del sottostante Fea a causa del materiale terroso scivolato verso il basso.
Durante le indagini sono emerse inoltre numerose altre condotte illecite, operate dalla società che aveva in gestione l’impianto. In particolare, grazie alle foto con inquadratura dall’alto, è stato possibile verificare che nell’area era stata eliminata una consistente porzione di pineta, abbattuta senza alcuna autorizzazione. Il legname inoltre risulta, a distanza di alcuni anni dall’intervento, ancora abbandonato sul posto, ormai prevalentemente decomposto, e costituendo, in caso di incendi, un pericoloso cumulo di biomassa facilmente combustibile. Nella stessa area inoltre, al di fuori dei limiti di estensione massima definiti nelle autorizzazioni dell’impianto, e interessando in parte terreni privati di altri ignari proprietari, sono state tracciate alcune strade di accesso senza i prescritti titoli abilitativi.
All’amministratore della società, al tempo operante, sono stati contestati il reato urbanistico-edilizio, l’inottemperanza alle prescrizioni autorizzative, la distruzione di bellezze naturali e lavori su beni paesaggistici senza autorizzazione, per i quali rischia pene detentive che potrebbero superare i dieci anni e sanzioni pecuniarie fino a 200.000 euro, nonché una serie di specifiche violazioni amministrative di polizia forestale. In caso di condanna il titolare dell’azienda sarebbe inoltre tenuto a garantire il ripristino ambientale ed alla messa in sicurezza di tutta l’area interessata dal dissesto. Per tutelare l’incolumità pubblica ed evitare ulteriori danni, i Carabinieri Forestali provvederanno ora al debito rapporto agli enti amministrativi competenti al fine di mettere in sicurezza l’ampia area coinvolta.

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