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Martedì 14 luglio 2020

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“L’uomo non rientra nelle strategìe di caccia dei lupi”

Il Servizio veterinario dell’Asl, spiega e interviene dopo gli episodi avvenuti nelle borgate di Melle e di Frassino

La Guida - “L’uomo non rientra nelle strategìe di caccia dei lupi”

Valle Varaita – I lupi in media valle Varaita nelle ultime settimane si sono fatti sentire sia a Melle che a Frassino. Il bilancio è di tre cani sbranati nel “paese dei tomini” e di un capriolo azzannato in una borgata di Frassino. La madre della studentessa che nelle prime ore del mattino, mentre stava scendendo a piedi da borgata Saretto per prendere il bus, ha visto il capriolo sbranato dice: “Mia figlia non è più tranquilla. La porto sempre in auto ora a prendere il bus, e anche io non vado più a piedi da sola”.
Ma chi ha la certezza che siano stati lupi a sbranare i cani a Melle e il capriolo a Frassino?
Dal Servizio veterinario dell’Asl, Sergio Rinaudo e Michelangelo Botta spiegano che “l’unica richiesta per accertamento di predazione pervenuta al  Servizio veterinario relativa al territorio della valle Varaita è del 21 gennaio. Il sopralluogo ha  confermata la predazione di un cane di taglia medio piccola a Melle da parte di un lupo. La predazione è sempre documentata e inserita nel sistema informatico Regionale Arvet”.
È normale o è atipico che il lupi azzanni dei cani?
I lupi nel nostro territorio sono  all’apice della catena alimentare e fortemente territoriali. Quando un lupo in dispersione entra nel territorio di un branco e non viene accettato, o si allontana o viene ucciso. In quest’ultimo caso può essere anche oggetto di necrofagia (l’attitudine di predatori di cibarsi di carogne di altri animali). Quindi ugualmente un canide o qualsiasi altro animale domestico può subire la stessa sorte.
È possibile quantificare la presenza dei lupi in valle Varaita: sono una cinquantina i lupi in valle, come qualcuno ipotizza?
Il personale del Servizio veterinario è competente sugli attacchi da lupi o canidi, ma  non svolge l’attività di monitoraggio relativa alla presenza del lupo sul territorio. Questa attività è stata svolta da personale e collaboratori del progetto Life Wolfalps.
È vero che passano più generazioni di animali prima che inseriscano nel loro dna la paura per la presenza dei predatori?
Il Dna  dell’animale non subisce modifiche in seguito ad attacchi da lupo. Gli animali oggetto di predazione col passare del tempo acquisiscono, affinano e trasmettono alle generazioni successive le tecniche di prevenzione e fuga. Naturalmente anche il lupo di conseguenza modifica le sue tecniche di predazione.
Nelle valli  più di uno è preoccupato. Il lupo potrebbe attaccare anche i bambini o gli essere umani?
Il lupo, attualmente protetto, non è più  cacciato. Di conseguenza l’animale ha diminuito la paura atavica nei confronti dell’uomo, ma ne nutre una forte diffidenza. Non riconosce l’uomo come una preda, ma lo identifica come un animale da cui tenere le distanze. In un ambiente ricco di prede in natura, l’uomo non rientra nella sua strategia di caccia . Attaccare l’uomo costituirebbe un obiettivo non facile e potenzialmente pericoloso. Solo per fame, cioè per provvedere ai fabbisogni del branco, il lupo si può avvicinare ai luoghi abitati. Molto spesso il giovane lupo in dispersione entra in contatto con le attività umane, ma attualmente non si hanno notizie di attacchi letali all’uomo.
Che cosa si può fare, a livello pratico, per vivere sereni? Ci sono delle misure precauzionali da adottare?
Il comportamento da tenere in un incontro ravvicinato con il lupo è lo stesso che si deve tenere con qualunque animale selvatico: cioè evitare di spaventarlo o di fare gesti inconsulsi o simulare un aggressione, perché l’animale selvatico tenderebbe a difendersi considerandolo una minaccia o un attacco.

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